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E' bello dirlo, perché è vero...!

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In un mondo di disuguaglianze crescenti, governato dai falsi idoli del capitale, impariamo a resistere con la bellezza

Viviamo un tempo dove il dio capitale sta allargando sempre più la forbice delle disuguaglianze sociali. Le élite economiche mondiali agiscono sulle classi dirigenti politiche per truccare le regole del gioco economico, erodendo il funzionamento delle istituzioni democratiche e generando un mondo in cui 85 super ricchi possiedono l’equivalente di quanto detenuto da metà della popolazione mondiale.

C'è una estrema disuguaglianza tra ricchi  poveri che implica un progressivo indebolimento dei processi democratici a opera dei ceti più abbienti, che piegano la politica ai loro interessi a spese della stragrande maggioranza.

Ci sono sempre più poveri e sempre più soli. In un mondo di beni superflui che rendono superflua la vita
Il potere controlla con le  fabbriche di consumatori. La gente quando ha tempo  libero va a un centro commerciale, in discoteca invece che in una biblioteca o in qualche altro luogo. L'idea di controllare ognuno in modo di convertire la società in un sistema perfetto.

La  strategia è creare consumatori malinformati che prendono decisioni irrazionali. Viviamo in un mondo dove  le vittime combattono contro le vittime, gli istigatori, i colpevoli, possono dormire tranquilli e restano  impuniti e sempre più grassi.

 

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Dovremmo fermare questa guerra sociale ed umana con l’intelligenza, opporci in una resistenza di possibilità e creatività con modelli di sviluppo sostenibili, dall’energia, all’economia, alla cultura. Rendiamoci conto che il problema del nostro vicino è anche il nostro, lo sciocco egoismo asseconda il gioco dei potenti. Dobbiamo fare gruppo, far sentire le nostre voci, restare uniti. Solo così potremmo ottenere che lo Stato torni ad occuparsi del pubblico, del sociale e non degli interessi di pochi.
Sostituiamo la competizione con la collaborazione e avremmo il miglioramento di ognuno di noi, è il miglioramento di tutti. Questo compito spetta a tutti. Per non essere più spettatori in un mondo che ci porta alla sopravvivenza, ma per essere attori, protagonisti, di un cambiamento radicale.  

Lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, e dell’uomo poi sulla natura, non può portare che ad un inevitabile catastrofe, di cui i sintomi sono già tutti ben presenti con i cambiamenti climatici, il rischio planetario di desertificazione, e la violenza che madre terra sta sprigionando contro di noi. Il libro di un nuovo mondo è tutto da scrivere. Non con denaro, guerre o armi. Ma con matite di desideri, colori di un bene comune.

Viaggiare fa bene

Viaggiare fa conoscere se stessi

Il vero viaggio è rinnovare

il proprio vedere non cercare

nuove terre ma avere

nuovi occhi

Ancora guerra nel nostro pianeta

L'Italia, questo governo di sinistra 
spende decine e decine di milioni 
di euro al giorno per le armi, 
alle nostre spalle, con i nostri sacrificie.
Ancor di più si dicono disposti a 
incrementare le spese. 
E' un autentico golpe democratico 
che cancella l’articolo 11 della Costituzione. 
Vendiamo armi a tanti paesi  per 
massacrare i civili di tanti 

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altri stati. Siamo in guerra da molti anni.
Contro questa irresponsabilità, questo 
sistema affaristico dei governi, non 
parla nessuno.
E' una vera  vergogna questa 
'indifferenza, questo silenzio della 
opposizione e della chiesa...
poi siamo bravi a fare cosa :
mettere le  bandiere della pace ai 
balconi e farci vedere nelle marce 
della Perugia-Assisi....vergogna...!

Modi di dire e pensare...

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I maschi  se piangono, non sono femminucce. 

Le femmine che giocare alla lotta o fanno le boccacce non sono dei maschiacci.

Che il giorno del matrimonio non è il più bello della vita. 

Dire alle femmine che nessuno le salva, se non loro stesse. Altrimenti le donne continueranno a morire e gli uomini a uccidere.

Dire che c’è tempo fino a quando non finisce, e ce ne accorgiamo sempre troppo tardi.

Dire che la cattiveria esiste ed è dentro ognuno di noi. Dobbiamo conoscerla per gestirla.

Che senza gli altri non siamo niente. Proprio niente.

Dire ai nostri figli che possono non avere successo e vivere felici lo stesso. Anzi, forse, lo saranno di più.

Che non importa se i desideri non si realizzano, ma l’importante è desiderare. Fino alla fine.

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Che la povertà esiste e dobbiamo farcene carico.

Che possiamo essere quello che vogliono. Ma non a tutti i costi.

Che esiste il perdono. E si può perdonare ogni tanto, per andare avanti insieme.

 

Dire quello che si pensa

Viviamo una societa fatto 
di apparenza, di inganni 
e di rapporti umani di 
circostanza. 

Dire quello che si pensa è spesso 
considerato poco opportuno specie 
se non coincide con quello che pensail nostro interlocutore.

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In pratica preferiamo indossare 
una maschera, per adattarci a 
persone, eventi e luoghi. 
Queste maschere sono frutto 
delle paure ereditate geneticamente 
da chi ci ha preceduto in questa 
società, nella quale esiste la paura 
tangibile di risultare inadeguati 
se si è sinceri, paura di essere derisi, 
di rimanere soli, emarginati.

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Ecco perché ci vuole coraggio 
per dire quello che si pensa, 
perché bisogna abbattere questa 
paura ancestrale, la paura di 
restare soli, la paura di non essere 
capiti, la paura del giudizio o di 
ritorsioni nei propri confronti. 
Il rischio di tutto ciò è quello 
di smettere di essere se stessi 
e di cadere in balia delle diverse 
personalità che affollano 
la nostra mente. 

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