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Ti consiglio di leggere i precedenti articoli: Il dubbio Ragionato, Nessuna ha tutta la ragione, I semi fondamentali per la civiltà umana. L'articolo di oggi 19 Febbraio in fondo alla pagina.

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Come abbiamo detto nell'articolo precedente “Nessuno ha tutta la ragione” per poterci osservare occorre spostare l'accento sull'osservazione medesima, fino a giungere alla neutralità tra l'osservatore e ciò che viene osservato. Facciamo nascere cosi il silenzio, non alimentiamo più l'idea che abbiamo dell'oggetto; non diamo più giudizi di valore, siamo impersonali.
Arrivare a questo livello, certamente non è facile, troviamo parecchie difficoltà.
Nei momenti di silenzio, subito, avvertiamo un senso intenso di mancanza, di disfatta, insoddisfazione, come un buco al centro del petto, enorme,
che si risucchia tutto, un senso di inutilità che ci arriva dal profondo di noi, emozioni
che non abbiamo mai sentito prima...paura...un vuoto.
E' solito, in tante circostanze dire:
<<...A volte chiudendo gli occhi c'è il vuoto...».

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Succede...è allora che non resistiamo questa situazione, sentiamo paura  e abbiamo bisogno di riempire questo vuoto, di soddisfare questa sete che ci spinge a pensare e ad agire subito, senza nemmeno provare ad esplorarlo.
La forte insoddisfazione è tanta, che sentiamo il bisogno di colmarla subito...prima con un oggetto, poi con un altro. Delusi, passiamo da una compensazione ad un'altra, da un conflitto ad un altro, con una instabilità spaventosa.
E' cosi i nostri pensieri si susseguono in modo inarrestabile, per sfuggire al silenzio; alla voce dell'anima. Noi non ne controlliamo l'inizio, né il percorso. Siamo continuamente attraversati da oggetti, senza osservarli. Ricordi e visioni, in una catena di influssi e di eventi di cui non sappiamo niente. La nostra coscienza viene ad essere organizzata lungo queste linee; una attività automatica della nostra mente, che ci fa scappare dalla nostra anima, dal silenzio.
Questo, ahimè, è il destino a cui la maggior parte dell'umanità è afflitta. Molti di noi si rassegnano a questa, conflittualità interna, personale, ritenendola ineluttabile. Soffrendone e rimanendo sempre insoddisfatti e per niente sereni. Altri, più saggi, più coraggiosi a vincere quel vuoto, quella paura, sono portati ad indagare più da vicino; prolungando quel silenzio, quel vuoto.

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Dovremmo iniziare ad accorgerci del modo in cui siamo fatti, di come siamo stati forgiati dalla evoluzione in quanto esseri umani. Le abitudini, la cultura, la società, il linguaggio ci plasmano interiormente , e alla fine siamo cosi assuefatti a un certo funzionamento che nemmeno più sospettiamo che la nostra coscienza sia ben vasta di quella che normalmente siamo abituati ad utilizzare.

E come se continuassimo a girare all'interno di un piccolo recinto,per cui tutto il nostro orizzonte, il nostro mondo, tende a risolversi nella realtà di questo recinto. Se solo sollevassimo lo sguardo ci accorgeremmo della vastità, incredibile, esistente intorno a noi. Il mondo è di ben altra dimensione e il recinto di fatto non esiste, è solo una nostra idea, siamo noi che continuiamo a rinforzare i paletti che ne confermano i limiti.
Al di là del recinto rappresentato dall'attività automatica dei nostri processi interiori, esiste uno spazio e un respiro tutto da scoprire. Se non sappiamo come siamo, se non sappiamo come funzioniamo e attraverso quali processi questo automatismo mentale continua  a rinnovarsi, come facciamo ad abbandonarlo...? Tutto ciò che ignoriamo ha un forte poter su di noi, solo le cose che siamo in grado di riconoscere, con cui siamo in grado di fare amicizia diventano punto di partenza per una trasformazione. Infatti quando non ci accorgiamo che una certa abitudine si sta manifestando, che sto dicendo sempre le stesse cose, che sto recitando sempre la stessa parte, che continuo a rinnovare la stessa rete di condizionamenti, in realtà sto perdendo gradi, punti di libertà.
E' importante accorgersi che la nostra coscienza di cui disponiamo ogni giorno è mutabile. Lavorando, praticando, sorge una questione...cosa si trasforma...? E' la coscienza. La mia capacità di coscienza, o lo schema attraverso il quale sono abituato a procedere...? E in cosa consiste divenire coscienti, in che modo agisce...?
Partiamo dal movimento del corpo, cominciamo a capire che il movimento in cui lasciamo  agire la nostra consapevolezza è diverso da quello in cui non la lascio agire. Inoltre, che possiamo accompagnare il movimento del nostro  corpo con gradi di consapevolezza che possiamo variare. Allora..? Qual'è  la differenza tra quando ascolto il mio silenzio, la mia anima e quindi “ci sono” a quando “ non ci sono”. Vi invito a provare... Potete filmarvi e poi rivedervi nel primo caso e poi nel secondo per scoprire l'enorme differenza.
Se ci concediamo di osservarci, prima o poi ci accorgeremo che ogni istante di consapevolezza ha il profumo di una realizzazione...di dare realtà a ciò che sto osservando, di stabilire un rapporto vero e non fittizio con l'anima.
Quando diventiamo consapevole di un movimento della mano, del braccio, odiamo  una qualsiasi parte del corpo, e gli diamo realtà c'è come uno stupore, perché stabiliamo un contatto diverso, più profondo.
E' solo cosi che possiamo accogliere veramente l'informazione che ci arriva dal corpo o dall'oggetto con cui soiamo in relazione. Di fatto, noi riceviamo continuamente informazioni, ma non le accogliamo: arrivano, passano, ma non vengono recepite, perché non ci siamo.
Quindi i primi passi per raggiungere un grado di consapevolezza in più sono questi: stabilire la relazione, accogliere l'informazione.

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Osservando l'oggetto, la cosa...stabiliamo una relazione quando abbiamo instaurato un rapporto di prima mano, vero e non fittizio, diamo realtà a ciò che stiamo osservando, sentiamo il profumo, il sapore di una realizzazione, uno stupore, stabiliamo un contatto diverso, profondo.
Cosi, solo cosi, veramente, accogliamo l'informazione che arriva dal corpo, dall'oggetto, da quel ricordo...con cui siamo in relazione.
Il terzo passo, amici miei, è quello di vivere questa informazione, sentirla, nell'anima, tanto forte da sovrapporre ed eliminare la nostra idea preconcetta, le nostre informazioni di sempre; della nostra base soggettiva sulla cosa, su ciò che si sta osservando.
Normalmente, a questo punto, avviene il contrario cioè: è un momento istantaneo, veloce, che fa si che non ci fa vivere il contatto con l'evento, ma con l'idea, con la nostra preoccupazione, con il nostro schema corporeo...come del resto succede nella pratica; non siamo in contatto con il nostro corpo, ma con l'idea che di esso abbiamo e questo rende difficile delle trasformazioni reali.

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Questo ci porta ad osservare un ultimo fattore in questo processo di consapevolezza: tutte le volte che accogliamo l'informazione senza sovrapporre ad essa un nostro giudizio, ci accorgiamo che qualcosa in noi è rimasto fermo, non c'è stato quel movimento interno che accompagna inevitabilmente ogni nostra reazione. Il fatto di sovrapporre la nostra paura, la nostra emozione, la nostra preoccupazione all'informazione non ci consenta di restare fermi.
Se ci osserviamo con attenzione, ci si può accorgere di questo movimento interno di copertura, e ci si può accorgere che ogni volta che riusciamo ad ascoltarci in maniera autentica, vincendo la paura del silenzio, non c'è movimento.
Allora per sapere come si fa a vincere questa paura, questo vuoto, sconfinare questo recinto, rimanere più allungo nel silenzio senza sentire la necessità di riempirlo con oggetti, che alla fine ci portano a non essere stabili con noi stessi, è importante riconoscere che quando c'è il vuoto significa che stiamo facendo con noi stessi un lavoro molto importante: stiamo svuotando.
Come se dicessi: <<... Lucia o Marco, quel ricordo, quella tristezza...che conosco non conta più nulla...>>...conta questo vuoto.
Vuoto...! Un'energia, quella del vuoto, che il pensiero cinese diceva essere il latte
dell'anima.
E' unicamente attraverso il silenzio della coscienza che la nostra natura fisica e mentale può cambiare...in modo spontaneo.
Quando con sforzo vogliamo cambiare, spostiamo la nostra attenzione da un oggetto a l'altro, rimanendo in un circolo vizioso, oscillando sempre tra il piacere e la sofferenza, rinviati continuamente da uno all'altra.

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Sentendo il silenzio della coscienza, troveremo una tranquillità, dove non c'è nessuno che cerchi di essere tranquillo, legata alla vita, e atta a sciogliere i cambiamenti  ai quali è sottomessa la nostra natura biologica, affettiva e psicologica. Dove non c'è nessuno a sorvegliare, selezionare. Nessun ego a operare delle scelte, perché quando la vita non è sottoposta a una scelta, ha la libertà di dispiegarsi. Solo allora non si attacca a uno aspetto a scapito di un altro...poiché non c'è nulla a cui attaccarsi.
Quando comprendiamo qualcosa e le viviamo senza dipendere dalla sua formulazione, ciò che abbiamo compreso si dissolve nella nostra ricettività. In questa vacuità il cambiamento si stabilisce da sé. Si dimora nella propria luce, dove non c'è nessuno che deve comprendere e nulla da dover comprendere.
Noi stiamo bene quando siamo vuoti, non quando siamo pieni di pensieri, dobbiamo
impararlo...i pensieri ci fanno ammalare.
Cercare il vuoto significa non avere identità o meglio non avere quell'identità conosciuta...che ci affligge e ci fa male. Smettiamo di essere quello che crediamo e solo quando smettiamo di essere quello che crediamo siamo nella casa dell'anima.
Continuiamo a guardarci dentro. Guardare dentro in modo nitido; nitido vuol dire che non dobbiamo aggiungere nulla, ma osservarci dentro è guardare cosa capita nel momento in cui stiamo guardando, senza un progetto, senza mettere l'accento sul soggetto.

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Non dobbiamo fare uno sforzo per stare in compagnia di noi stessi, di guardarci dentro. Dobbiamo soltanto accorgerci delle cose che ci vengono a trovare dentro di noi, ora o più tardi, quando c'è ne accorgiamo durante la giornata, la sera. Per molti La sera è il momento peggiore, perché arriva il buio e si ha paura.
Il buio non è qualcosa che esiste , non c'è; non è qualcosa che ci può far male,, che possiamo scacciare, uccidere, o sbattere fuori. Non ti può fare nulla, non gli possiamo fare nulla. Se facciamo qualcosa le nostre stesse energie saranno disperse e il buio rimarrà lì inalterato. Se vogliamo fare qualcosa con l'oscurità, dobbiamo intervenire con la luce, dobbiamo certamente operare con il buio... dobbiamo accendere una candela e immediatamente, ecco, il buio non ci sarà più. 
Il buio è un'energia preziosa perché, annulla quello che noi crediamo di essere, quello che vogliamo essere e fa uscire l'anima. La nostra anima non ha bisogno del nostro parere.
L'anima, che è quell'immagine di noi unica e irripetibile, è un essere molto speciale, molto particolare.
L'anima come le donne adora il cambiamento, adora le sorprese, detesta la routine, è esattamente l'opposto degli uomini. L'anima non sopporta assolutamente le certezze assolute.
Se volete capire l'anima guardate i bambini quando ci sono le feste: la Pasqua, il Natale, la primavera che
sorge, il tramonto, i fiocchi di neve che, leggeri si posano sulla terra, senza rumore.
L'anima è naturale, ha leggi differenti da quelle che pensiamo. L'anima non ha certezze, non ha nessuna
certezza.
Quando ci allontaniamo dai codici femminili dell'anima ci ammaliamo: ecco l'attacco di paura. Questa  è tutta la vita che soffochiamo e che non viviamo. A costo di soffocarci l'anima irrompe con l'attacco di paura, di panico.

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Tutto il nostro sforzo deve essere orientato a renderci più consapevoli per cui in qualsiasi momento noi siamo immersi, per esempio nell'infelicità, con sforzo, subito, per istinto, vorremmo cambiare, spostare la nostra attenzione da un oggetto a l'altro, rimanendo in un circolo vizioso, oscillando sempre tra il piacere e la sofferenza, rinviati continuamente da uno all'altra. Rimanere più allungo nel silenzio senza sentire la necessità di riempirlo con oggetti, che alla fine ci portano a non essere stabili con noi stessi. No...no, non cerchiamo di scappare...La speranza è il nemico, non dobbiamo sperare che prima o poi questi momenti svaniscono da soli; non facciamo sogni in contrasto con la realtà: se siamo tristi , la tristezza è la realtà.
Rimaniamo con questa tristezza, rimaniamo con essa, non spostiamoci...concentriamoci su di lei: guardiamola in faccia, lasciamo che esista. Non spostiamoci dalla parte opposta. Sicuramente, cari amici, sarà una esperienza molto amara all'inizio perché, quando siamo difronte alla tristezza, questa ci avvolgerà completamente. Diventeremo come una piccola isola e la tristezza sarà un oceano che ci circonda, e le onde di tristezza sono enormi...! Ci farà paura, ci si sentirà tramare fino all'intimo. Tremiamo, lasciamoci avvolgere da queste onde tempestose...dalla paura. Solo una cosa non dobbiamo dare...scappare...!

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Lasciamo che la tristezza sia presente, penetriamola in profondità: guardiamo, osserviamo, non giudicando; non ci basta di averlo fatto moltissime volte...? Semplicemente osserviamo, penetriamo nel suo interno. Ben presto l'esperienza amara non sarà cosi amara. Ben presto da questo incontro amaro affiorerà la realtà. Inizieremo a spostarci, penetrando sempre più in profondità e troveremo la causa: quindi è la causa...qual'è la causa dell'infelicità; perché non siamo felici. La causa, certamente, non è all'esterno, è dentro di noi, nascosta nella nostra infelicità. L'infelicità è come la tua casa che è allagata da una perdita dei condotti, da una parte della tubazione che perde; da qualche parte dentro di noi c'è un allagamento. Penetriamo profondamente dentro queste condutture in modo da trovare la perdita d'acqua. Non possiamo eliminare l'acqua, che ci sta allagando, con un secchio, buttandola fuori, non finiremo mai, perché non eliminiamo la causa. L'allagamento è l' effetto; se eliminiamo la causa; la perdita del tubo, l'acqua...l'allagamento scomparirà di conseguenza...travata la causa, l'effetto scompare.
Ricordiamoci: si può fare qualcosa solo con la causa...mai con l'effetto. Se continuiamo a togliere l'acqua, senza chiudere la perdita, la nostra casa rimarrà sempre allagata; cosi continuando a lottare con l'effetto, ogni sforzo sarà inutile. Torniamo sempre indietro alla causa, penetriamo l'effetto e raggiungiamo la causa. La causa deve essere da qualche parte; l'effetto è proprio come l'acqua che ci inonda...ci soffoca; non ci fa vivere una vita serena...ci rende instabili.
Purtroppo, amici miei, quando l'acqua ci circonda, noi scappiamo, ci rifugiamo nella speranza...sogniamo il giorno in cui non ci sarà la minaccia dell'acqua che rischia di farci annegare. Tutto ciò, direi e permettetemelo, è molto stupido e non solo stupido è da suicidio, perché è cosi che ci lasciamo sfuggire la causa; anneghiamo, mandiamo in malora ogni altro bene che c'è.
Bisogna sapere discernere, essere consapevoli. Solo attraverso la consapevolezza, il silenzio dell'anima, possiamo discernere cos'è questo e cos'è quello...cos'è reale, cos'è falso, qual'è l'effetto e qual'è la causa. Chi sa discernere è colui che vive nella consapevolezza, si rende conto che ogni cosa porta all'infelicità.