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Essere giovani oggi, sul mondo che ci circonda...fa riflettere. 

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Oggi più che mai  sperimentiamo quanto la vita sia difficile e fatta  più di male che di bene, più  di dolore, delusioni e di sconfitte, che di gioie e di illusioni e di vittorie... per i nostri giovani.
Crescere, entrare a far parte del mondo degli adulti, è stato difficile per gli adolescenti di sempre, ma per i giovani di oggi lo è ancora di più: la nostra società, in cui l’apparenza ha più valore della sostanza, la crescente importanza data alla fama, la trasgressione a tutti i costi e la diffusa ansia di perfezione contribuiscono con tanta insistenza a far sentire gli adolescenti inadeguati, disorientati, impauriti.

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Metà della popolazione mondiale ha meno di 25 anni. Voi siete i loro rappresentanti. Molti di voi raggiungeranno posizioni di leadership.
Tutti voi, attraverso le vostre scelte come consumatori, attraverso le vostre decisioni come cittadini, assumerete un potere reale nel plasmare e cambiare il nostro mondo. 

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Oggi il diritto dei giovani ad immaginare e costruire “l’altro mondo possibile”, a “fare la differenza” è minacciato ad ogni latitudine: dal Nord al Sud del mondo i giovani sono le vittime ed i protagonisti della guerra, della miseria, del degrado ambientale, dello sfruttamento come anche dello smantellamento dello stato sociale, del consumismo, della società dell’immagine e dello spettacolo, della precarietà lavorativa ed esistenziale."

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I giovani di tutto il mondo gridano... meno chiacchiere e più impegno sui diritti umani. Essere più determinazione nel combattere le dittature, più tutela delle classi meno forti socialmente ed economicamente, creare una classe politica meno opportunista, vicina al popolo...che abbia i suoi  stessi disaggi e appassionata di pensare al bene del prossimo, più educazione dei giovani sul tema del lavoro e introdurre l'elemento meritocratico dalla formazione al posto del lavoro e dire basta a qualsiasi forma di privilegi. 

 

Se vogliamo dare veramente una prospettiva al Paese bisogna dare ai giovani la possibilità di sperare che davvero si realizzi quell'obiettivo che a tutti sta a cuore, e cioè essere valutati in base a ciò che si sa fare." l’International Labour Organization ci avverte che I posti vacanti nel settore delle nuove tecnologie sono in aumento, di pari passo con la disoccupazione.

Davvero un paradosso che non si può più tollerare. Ma la politica continua a restare muta. E l’Europa si crogiola in slogan inutile, dimenticando il ruolo dell’educazione.

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Parlano, idealizzano lo start up ma servono giovani con competenze tecnologiche. In Europa ci sono circa 500 mila posti vacanti nel CT e in settori ad esso collegati, nonostante il tasso di disoccupazione sia mediamente alto, altissimo in Italia e in Spagna.
Lo scontro, o meglio l'incontro tra domanda e offerta è paradossale più che scoraggiante. Le ragioni sono l'ignoranza sulle occupazioni future, le nuove generazioni hanno competenze di cui ci sarà scarso bisogno quando entreranno nel mondo del lavoro. Incapacità o la scarsa volontà
di orientare i processi di educazione e cogliere le dinamiche del mercato del lavoro. Totale assenza di politiche di sviluppo e industriali da cui l'azione di orientamento dovrebbe attingere.
Risolvere questi problemi produrrebbe una riforma profonda del mercato, del lavoro e soprattutto della formazione. 

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Adesso, data la situazione drammatica,  la crisi...ci si aspettava, si sperava  almeno una proposta di riforma.
Quanti l' hanno sollecitata...anche dalla stessa confindustria, più volte  e ripetutamente una riforma, ma sono stati sempre ignorati.
Eppure era un ragionamento semplice. 

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Adesso, data la situazione drammatica,  la crisi...ci si aspettava, si sperava  almeno una proposta di riforma.
Quanti l' hanno sollecitata...anche dalla stessa confindustria, più volte  e ripetutamente una riforma, ma sono stati sempre ignorati. Eppure era un ragionamento semplice. 

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Il Governo vive sull'emergenza di chi è già nel mondo del lavoro. C'è una questione generazionale evidente, tra giovani impreparati al nuovo mondo e anziani incapaci di reagire alle sue dinamiche.
Sono entrambi questioni urgenti, che come paese deve decidere ... questo dovrebbe essere il ruolo della politica. Favorire i giovani, i nostri figli e le future generazioni...il futuro del nostro paese. Noi, ovvero quelli  della mia età tra poco non ci saremo più...! 

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Hanno, timidamente, scelto i più anziani seppure...i risultati si siano rivelati scarsi.
Per i giovani ci si affida a roboanti programmi europei, la cui efficacia è dubbia, soprattutto se non sono accompagnati da una vera strategia complessiva.

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Oggi, adesso i dati peggiorano sempre con un trend negativo e progressivo. Si era preventivato un intervento deciso da parte del Governo...ma anche la politica è rimasta muta.
Entrambi sono incapaci di leggere i cambiamenti, nonostante li professino.
L'ultimo rapporto della International Labour Organization sostiene che i posti vacanti nel settore delle nuove tecnologie sono in aumento, di pari passo con la disoccupazione. 

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Le imprese del settore tecnologico faticano a trovare personale qualificato. Eppure la UE si crogiola in slogan che raccontano di un'Europa di giovani imprenditori, di startuppari, di innovatori. Dove sarebbero...?
Io non li vedo, se non nei racconti epici dei media nazionali. Sono eroi si, perché come gli eroi si contano con una mano e si distinguono da uno status-quo profondamente diverso. E come gli eroi creano soltanto reazioni emotive che illudono tutti gli altri  che si producono in inutili processi emulativi.
All'Italia non servono eroi, ma innovatori, giovani capaci di affrontare da protagonisti il mondo che gli si presenta davanti.

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Il ruolo dell'educazione è fondamentale, così come lo è la fase di orientamento al tipo di training. In media, i nostri figli cambieranno tra le 5 e le 7 professioni, e non intendo datori di lavoro, dovranno acquisire qualifiche e competenze sempre nuove e profondamente diverse dalle precedenti. 

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Non è svanita solo la generazione del posto fisso. Si è dissolta la singola competenza intorno alla quale impiegati e operai costruivano la loro unica carriera. Al momento stiamo lasciando che i nostri figli si arrangino da soli, con scarsi risultati. Elaborare politiche di sviluppo in questa direzione è urgente, prioritario e non impossibile. Basta la volontà. Ma forse prima dobbiamo ricordarci che il mondo è loro, non più nostro.