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Miei cari amici, con la lettura degli articoli: Il dubbio ragionato, Nessuno ha tutta la ragione, La nostra instabilità, pubblicati precedentemente, abbiamo cercato di mettere in luce alcuni eventi che si verificano quando lasciamo agire la nostra consapevolezza. Questi si verificano in tutte le dimensioni della nostra esistenza e con l'osservazione del nostro corpo possiamo cominciare a trovarne riscontro pratico.

La dimensione del corpo si trova a una giusta distanza tra l'interno e l'esterno. Le cose esterne sono un po' lontane da noi, quelle interne sono spesso troppo vicine per essere viste bene.
Il corpo si trova a distanza intermedia, ed è quindi relativamente più facile cogliere i segnali.

Non a caso il corpo riveste nella pratica nella vita quotidiana una funzione molto importante per poterci osservare e osservare anche chi ci sta vicino, cosi per capire tante cose e comprendere in fondo il nostro e l'altrui stato d'animo.

Quindi da un lato il corpo viene a trovarsi a una distanza privilegiata rispetto alla nostra capacità di osservare. E' il luogo in cui convergono informazioni con una particolare leggibilità per il nostro sistema nervoso. Dall'altro esso è parte indissociabile dalla nostra presa di coscienza.
Il corpo non è qualcosa di diverso, anzi esprime la qualità di coscienza di cui disponiamo, da esso partono informazioni preziosi su come siamo.

Si vede dal corpo se siamo agitati interiormente, se siamo depressi o contenti. Non c'è la depressione e il corpo, non c'è l'agitazione e il corpo. C'è la depressione da una parte e il corpo dall'altra...la gioia da una parte e il corpo dall'altra. Il corpo e lo stato interiore, la nostra coscienza non sono affatto separabili.
La nostra mente, sempre abituata a funzionare in maniera duale e separativa, fa fatica a cogliere condizioni unitaria.

Se riusciamo tuttavia a cogliere questa realtà unitaria, presto o tardi ci accorgeremo anche che la qualità della nostra consapevolezza determina la realtà da cui siamo circondati.
Ci sono cose che vediamo e cose che non riusciamo a vedere, anche se sono lì...davanti a noi, sotto i nostri occhi. Quante volte ci siamo accorti di aver fatto delle  scelte senza aver visto delle realtà di cui non eravamo consapevoli, ma non per questo senza importanza o effetto...?

Quindi, il mondo e la realtà assumono delle configurazioni intimamente connesse alla nostra visione interiore. Ciò significa che la qualità delle nostre azioni, dei gesti, delle parole che diciamo, le relazioni che stabiliamo con gli altri, tutto questo sarà fonte di maggiore o minore gioia o difficoltà in base all'orizzonte interiore di cui disponiamo.

Se riusciamo a verificare questa serie di osservazioni non solo sulla nostra vita privata, nel nostro intimo, quando siamo soli nella nostra stanza, ma anche nella vita pubblica, di tutti i giorni...allora occuparci della qualità del nostro essere coscienti diventa impegno prioritario.
Naturalmente, anche la qualità della nostra vita non può che risentirne. Essa diviene un luogo di profonda osservazione, dove anche il semplice movimento del nostro corpo può manifestare la qualità del nostro esserci...ci stiamo osservando.

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E' importante accorgersi quando la nostra vita pratica sia strettamente connessa alla qualità della nostra vita interiore. Dal momento in cui riusciamo a prenderne atto, possiamo cominciare un lavoro di altra natura.

Esiste una metafora bellissima di origine tibetana:
Qualunque animale, chiuso in un recinto, continua a camminare nervoso avanti e indietro perché la mancanza di spazio soffoca. Un cavallo chiuso in un recinto continua a muoversi, esattamente come farebbe qualsiasi essere umano chiuso in una gabbia. Lasciamo invece l'animale libero nella natura, dopo aver esaurito correndo la propria agitazione, si ferma a riposare e si muoverà solo quando ne avrà veramente bisogno.

La domanda per noi diventa: è veramente utile tutto il movimento che facciamo interiormente...? Spesso esso ci consuma, solleva polvere, rende opaca la nostra visione. Ha veramente utilità questa attività perenne...?

Da un racconto...
Una persona va a trovare un amico che lo riceve in un grande salone dove in una gabbia, c'è un pappagallo che ripete in continuazione: <<...libertà...libertà...libertà...>>
L'ospite ne è colpito al punto che, durante la notte, va di nascosto nel salone, apre la porta della gabbia e la finestra per lasciare fuggire il pappagallo.

La mattina dopo, con grande sorpresa, ritrova nella sua gabbia il pappagallo che, nonostante tutte le porte aperte, è rimasto al suo posto e continuava a ripetere: 
<<...libertà...libertà...libertà...>>

Questo articolo come promesso continua con la pagina---->>

Il corpo ci parla, grida, ci chiama