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Il sistema collasserà se continuiamo a comprare quello che ci vogliono vendere. Se abbracciamo impassibili  le loro idee, la loro versione della storia, le loro guerre, le loro armi, la loro nozione di inevitabiliità. Ricordiamoci  di questo:

                     noi siamo molto e loro sono in pochi. Hanno bisogno di noi e noi no.                                              più di quanto ne abbiamo noi di loro .

Un altro mondo quello che noi vogliamo...è possibile...sta arrivando...!

Cambiare i nostri stili di vita

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La Cina non prenderà più plastica da riciclare.
L'europa e gli Stati Uniti non sanno che fare per
smaltire la plastica. L’unica soluzione resta cambiare 
i nostri stili di vita, tutti quanti siamo responsabili.
Per molti anni ogni giorno un numero infinito di container  
partiva per  la Cina, pieni di  plastica da riciclare. 
In questi primi giorni del 2018  tutti hanno  hanno 
accumulato montagne di plastica senza sapere cosa farne.

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Finiva in Cina circa il 50 per cento della plastica e della carta a 
livello mondiale, per un totale di 24 categorie di articoli e 7,3 milioni 
di tonnellate nel solo 2016. E ora? Che facciamo con la nostra plastica? 
Non si sa, certo è che una soluzione occorre trovarla, e occorre
 trovarla presto. Ma quale? 
Nessuno lo sa, e cosi in giro per il mondo la plastica che aspetta di 
essere riciclata continua ad aumentare.
Il punto della situazione è questo...per ora plastica e la carta 
giacciono un po’ dappertutto, in magazzini abbandonati o all’aperto 
nell’attesa di una risposta.Testo

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Eliminiamo il petrolio

Ricordo che a scuola facevano fatica, ancora ne fanno, per portarci avanti e indietro nel tempo della storia e nello spazio delle carte geografiche. Per insegnarci e portare la nostra conoscenza in un sapere più grande.  Forse anche per sapere guardare avanti, girando ogni tanto lo sguardo indietro…nei  momenti di disaggio.

Troppo passato, troppo ricco, tanti fatti, guerre e avvenimenti...troppa storia, troppe culture nel tanto tempo che fu.   Il mondo è cosi grande, per poterlo capire davvero e profondamente . Vario, diverso, già tra due località che distano pochi metri tra loro, per comprendere cosa succede e perché accade quello che stiamo vivendo. 

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L’esortazione è di non rinunciare a capirlo. Se non riusciamo a  comprenderlo, continuiamo…continuiamo  domani e ancora ogni giorno che viviamo. Prendiamo tutto il tempo che serve per farci le nostre idee e se per comprenderlo… dobbiamo “smontare” . Facciamolo...! Riduciamolo in tanti pezzettini...tanti piccoli elementi, poi...come un puzzle, rimontiamolo, ricostruiamolo con la nostra conoscenza e coscienza.

Tutti noi siamo e dobbiamo essere interessati. E' il nostro pianeta, la nostra casa comune e molti di noi sanno dello stato islamico e della Palestina, delle continue guerre e inimicizie di stati, dell’Isis, dei terroristi, della Mesopotamia (la “terra tra due fiumi”)  di oggi; corrispondente quasi interamente all'Iraq e della Siria.  Quasi tutti sanno, e tanti vivono,  dei bombardamenti, dei droni e dei kamikaze, degli attentati.

Sono tanti i problemi, le macerie, che è difficile risolvere, eliminare. Quello che dobbiamo capire, però, è che sono collegati l’uno con l’altro e che insieme vanno a finire...tutti  nel petrolio di cui è ricco il Medio Oriente e a cui tutte le potenze del mondo sono interessate e capaci di fare carte false per  averlo. 

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E’ questa la politica...? E’ questo il motivo di guerre...? Ahimè...! E' di guerre già ce ne sono tante.

A chi piace un mondo fatto così...? Sicuramente non a molti miliardi di esseri umani... dotati di un cuore umano, non fatto di solo cellule, ma anche d’amore,  che vivono un mondo ingiusto, disumano, pieno di errori. Un mondo in cui alla violenza si risponde con la violenza.

Noi,  che apparteniamo a questa classe, oltre a farci paura ci toglie la speranza di un futuro...ci fa vedere un mondo così pieno di armi, senza regole e volontà per cambiarlo.  Noi, però non ci siamo arresi…al contrario siamo sempre presenti  e attivi per la  ricerca di soluzioni  e una c’è l’abbiamo…quella che è sotto gli occhi e il pensiero di tutti...! Eliminare il consumo di petrolio, come del resto ha fatto la Svezia, primo paese libero dal petrolio.

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Eliminiamo il petrolio, approfondiamo le ricerche per utilizzare l'energie alternative come base di tutte le attività umane ...sole, vento, acqua, mare...biomasse...perché ci sono e sono utilizzabili in ogni parte della nostra terra...non solo in oriente. Tutti gli stati li hanno a disposizione nella propria nazione. Elimineremo  le liti, le controversie e gli attentati e non ci sarebbe più il bisogno di fabbricare armi. 

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Uniti per difendere il nostro mare

Uniti per difendere il nostro mare e iniziare a usare l’energia verde, il sole e non più la dipendenza da fonti fossili che crea guerre e inquina il nostro pianeta.

Siamo obbligati, è un nostro dovere il nostro mare…è storia, è cultura, è bellezza, non può essere sacrificato per il profitto di speculatori che sono miopi e guardano solo i propri interessi; disprezzando le future generazioni…i loro stessi figli.

Gli stessi che da decenni conducono un attacco scellerato ai nostri territori e alla vita di chi li abita. Il mare, che riempie gli occhi ogni volta che lo guardi, è per sua natura al di fuori delle logiche di mercato, il mare è legame, è vita, ed è di tutti...anche delle future generazioni.

Da anni assistiamo alla devastazione non solo delle nostre terre, ma di tutto il pianeta, condotta dalle multinazionali del petrolio e del gas, supportate da numerosi governi, da uomini corrotti, giuda che si vendono per pochi denari. 

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Tutti noi, responsabili, guardiani della natura chiediamo un’inversione di rotta, perché si punti alla salvaguardia del territorio e della salute dei cittadini, puntando decisamente l’indice della bussola a un nuovo modello di sviluppo sostenibile. Non crediamo ai governi che non rispettano le idee, i pensieri del popolo, che ci ignorano, che usano gli strumenti che con fiducia gli abbiamo dato per ostacolarci e venirci contro. Questi sono dei traditori, non ci amano, ma da scellerati continuare nella distruzione e nella svendita del nostro territorio, della nostra stessa patria.

Domenica 17 Aprile 2016 abbiamo l’occasione di farci sentire per davvero, andando in massa a votare al referendum e chiedendo che vengano abolite le concessioni a tempo indeterminato per le trivellazioni in mare. È un primo passo, è un trampolino di lancio per una nuova primavera nella quale iniziare a lottare per uscire davvero dalla dipendenza dalle energie fossili, ma anche per immaginare un modello di sviluppo fondato sulla vera democrazia energetica e sulla tutela del territorio.

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Il 17 aprile 2016 non votiamo solo per difendere il nostro mare, ma per dire con forza che la democrazia non si cancella con un decreto o con un tratto di penna, che milioni di persone hanno ancora voglia di partecipare, di far sentire la propria voce, di mettersi in gioco e di incidere sul proprio futuro.

A chi da anni prova a toglierci la terra sotto i piedi, a chi da anni prova a inquinare quanto di bello ci rimane, a chi prova a imporre il ricatto tra ambiente e lavoro, noi rispondiamo che vogliamo tutto. Che vogliamo un mare libero dalle trivelle, ma che vogliamo anche che a terra si fermi la ricerca di petrolio che ha distrutto territori come la Basilicata, che vogliamo che si spengano gli inceneritori e si riconvertano le aziende inquinanti, che si immagini e si realizzi un modello di sviluppo ecosostenibile e per tutti.

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A un Governo, a uomini politici che hanno già contribuito a distruggere la moralità di un popolo…ancora oggi tentano, utilizzando tutti i mezzi, di fare in modo che il referendum fallisce. Ebbene questi sono solo dei traditori pericolosi che decrepiti e balbettando si presentano  pubblicamente a sostenere  l’astensionismo, riconfermando di volere realmente la morte della democrazia. A questi noi, uniti  rispondiamo NO, e poi NO recandoci in massa alle urne, perché non siamo disposti a vedere ancora una volta calpestate le nostre ragioni e le nostre volontà...quelle di un popolo sovrano.

Mancano pochi giorni, e c’è bisogno dell’impegno di tutti! Solo se ognuno di noi inizierà a parlare con i suoi amici, parenti e colleghi, se nelle nostre città, nelle scuole, nelle università continueremo a informare chi ci sta intorno, potremo davvero sperare di vincere questa sfida importantissima.

Il mare e la democrazia oggi sono nelle nostre mani, nelle mani di tutti: il 17 aprile, possiamo fare in modo che lo rimangano, sottraendoli da chi sulla bellezza e sull’ambiente vuole solo fare profitto. Domenica vota e fai votare SI al referendum, fermiamo le trivelle e difendiamo il nostro mare!

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Svezia, primo paese libero dal petrolio

In concomitanza con gli imminenti incontri sul clima di Parigi  la Svezia ha annunciato di voler accelerare il suo cammino verso le rinnovabili e contro i cambiamenti climatici; diventare la prima nazione del mondo totalmente fossil-free . E così per il 2016 hanno stanziato ben 546 miloni di dollari solo per incentivare fonti non fossili nel paese.

In questo momento le fonti fossili generano il 20 per cento dell’elettricità del paese, il resto viene da un mix di fonti rinnovabili, in particolare dall’idroelettrico, e dal nucleare. Ma le centrali nucleari chiudono perché ormai obsolete e datate, e gli svedesi hanno deciso di non costruirne più di nuove.

Povero mondo...!

Al ritmo in cui continuare a consumare l'acqua, l'aria, i suoli e  viviamo oggi, questo pianeta non è più sufficiente. Ogni giorno ce lo dice l'incremento della deforestazione, della siccità, della scarsità di acqua dolce, dell'erosione dei suoli, della perdita di biodiversità e dell'aumento dell'anidride carbonica nell'atmosfera. 

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In meno di otto mesi, l'umanità ha consumato completamente il budget del pianeta per l'intero anno, budget in cui il riassorbimento delle emissioni di carbonio costituisce più della metà della nostra “domanda alla natura”. 

La sola impronta ecologica da carbonio dell'umanità è più che raddoppiata tra il 1961 e il 1973, data in cui il mondo iniziò ad andare in oltre il consumo ecologico. Per ora resta la componente che aumenta più velocemente nel crescente divario tra l'Impronta Ecologica e la bio-capacità del pianeta” 

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     Il braccio gliel'ha bruciato la fiamma del petrolio che esce li dietro le sue spalle. Siamo in Nigeria dove quella fiamma brucia da oltre quarant'anni...lasciando sempre le popolazioni al loro destino...!

    Expo...? No grazie...ExNO...!

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    Expo finge di parlare di alimentazione sana e cibo per tutti e poi costruisce partnership con i peggiori divoratori del pianeta, con le multinazionali dell’agroindustria, le catene di cibo spazzatura, i peggiori responsabili delle disuguaglianze del Pianeta. Parla di aiutare i Paesi poveri e fortifica chi sfrutta le materie prime e i territori delle aree povere del mondo, depredando popoli e natura, salvo poi cercare di respingerli quando bussano ai nostri confini affrontando viaggi nei quali forse moriranno, perchè quel forse è tutta la speranza che gli abbiamo lasciato.

    I media mainstream alimentano da mesi un immaginario di scontri e devastazioni a tutela della passerella di vip e politici piazzati nella vetrina dell’inaugurazione a chiacchierare di solidarietà abbuffandosi a spese dei soldi pubblici e dei beni comuni che diventano affari di pochi.

    Exno... I padroni del nostro cibo

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    Basta scorrere la lista degli sponsor per rendersi conto 
    che del miliardo di affamati che affollano il mondo...del loro destino...
    In realtà non importa niente a nessuno. 
    Siamo di fronte all’ennesimo caso di ipocrisia, all’ennesimo 
    caso di strumentalizzazione da parte dei potenti che usano le emergenze 
    umanitarie per dare una connotazione buonista ai loro progetti di tutt’altro stampo.

    Nutrire il pianeta recita lo slogan di Expo 2015 e la mente corre subito 
    alle potenti multinazionali che le guidano il consumo critico di tutto il mondo 
    e che non brillano per responsabilità sociale e ambientale. 
    Al contrario da anni contestati per la politica antisindacale, criticate 
    perché acquistano elementi basi da zone dell’Africa dove le piantagioni 
    giungono ad utilizzare lavoro minorile in schiavitù o additate perché utilizzano  
    lavoratori precari per salari indegni senza nessuna garanzia sociale...
    in nazioni dove la legge lo consente di utilizzarli.

    Insomma...pratiche che contribuiscono a creare la fame, non a eliminarla, 
    perché la fame non dipende dalla scarsità di cibo, ma dall’ingiustizia. 
    Lo dimostra il fatto che il 75 per cento degli affamati si trovano nelle campagne. 
    Muoiono di fame perché non dispongono di terra o perché le terre migliori 
    se le sono prese gli stranieri che stanno tornando nel sud del mondo 
    per produrre cibo da esportare nei paesi ricchi o addirittura per fabbricare 
    bioetanolo...Fenomeno riconosciuto come landgrabbing = furto di terre che 
    coinvolge un’area grande come mezza Europa, principalmente in Africa.

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    Il settore agricolo è dominato da poche multinazionali che fanno 
    del cibo un business...solo profitto, spreco, disprezzo umano e ambientale. 
    Multinazionali che controllano il mercato di sementi e pesticidi, 
    cercando di spingere sempre di più verso sementi Ogm, 
    modificate per indurre gli agricoltori a utilizzare erbicidi specifici 
    e utilizzare quote crescenti di fertilizzanti, pur sapendo che nel lungo periodo 
    l’eccesso di sostanze chimiche conduce alla perdita di suolo agricolo. 
    Secondo le Nazioni Unite si perdono ogni anno dai cinque ai dieci milioni 
    di ettari di terra agricola a causa dell’erosione e dell’impoverimento dei suoli.

    I padroni del nostro cibo è un sistema che cerca di fare passare per  produttivo, 
    ciò che in realtà è un problema distributivo, è produrre sempre di più. 
    E siamo all’assurdo che la terra è sottoposta a stress per produrre una quantità 
    crescente di cereali, non per sfamare chi ha fame, ma per ingrassare gli animali 
    da carne che assorbono il 40 per cento di tutti i cereali prodotti nel mondo. 
    Insomma è la produzione fine a se stessa nella logica del Pil che deve crescere 
    sempre e comunque con l’unico obiettivo di garantire sempre più profitti 
    alle multinazionali commerciali.  

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    Il risultato è che un miliardo di affamati convivono con un miliardo di obesi 
    con doppia soddisfazione per il sistema che può invocare la fame per imporre 
    sempre più tecnologia finalizzata ad accrescere produzione di cibo mal orientato, 
    e può invocare la malattia per accrescere il consumo di farmaci orientati 
    a problematiche create per il proprio interesse e studiate preventivamente.

    Insomma, cari amici, se davvero vogliamo nutrire il pianeta non è di più tecnologia
    che abbiamo bisogno, ma di un altro modo di distribuire le terre, di gestire le sovvenzioni 

    all’agricoltura, di regolare gli accordi commerciali, di orientare l’intervento pubblico. 
    In altre parole è di un’altra politica che abbiamo bisogno, 
    non più piegata agli interessi dei profittatori, ma alle esigenze 
    delle persone nel rispetto della natura.

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    L'economia dovrebbe dipendere solo dalle esigenze dell'uomo.
    Il progresso deve essere quella crescita per avere il giusto...ciò di cui abbiamo 
    veramente bisogno. No quel superfluo che distrugge serenità e natura.
    Se economia significa costringere tanta gente a lavorare a ritmi spaventosi per produrre cose per lo più inutili, distruggere questo nostro mondo, 
    la natura, per soddisfare futili desideri, senza dare serenità alla gente. 
    Oggi progresso significa fare un passo indietro, accontentarsi...Eliminiamo dalle nostre abitudini tutti quei desideri che per realizzarli ci tocca sacrificarsi per periodi lunghi e che nuocciono alla nostra serenità e a tutto quello che ci circonda.

    Un passo indietro per ...

    per una pace sociale

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    Si dirà, sempre meglio...circa l'avere le nostre libertà, poiché ognuno potrà usarle come crede. 
    Per esempio sottrarsi al dominio del mercato, della pubblicità...della politica contro il popolo perché interessata solo a chi la fa...! Su questo non c'è dubbio e non voglio certo trovare scuse al sistema della repressione morbida in atto. 
    Tuttavia la repressione non elimina mai il desiderio del fare e del cambiamento...Addirittura, lo accresce, lo amplifica, lo mantiene all'altezza del suo compito, che è precisamente quello di accendere la vita, dandole una meta, un obbiettivo verso cui navigare, sicuri che questo sia il vero senso. 
    Se la repressione avrà un termine, certamente, il desiderio tornerà a sbocciare più numeroso e rigoglioso.

     

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    Oggi, in questi ultimi tempi...il liberismo capitalista limita l'accesso a ogni cosa che ci circonda...che madre natura ci ha dato. Ai beni più comuni come l'acqua, l'aria, la terra, i semi e la libertà. Non mette limiti alle azioni umane, anzi, li spazza via soffocando il desiderio del fare, cancella la volontà di costruire, le speranze e le fantasie che potrebbero riuscire a farti vedere e costruire un mondo nuovo...pulito. 

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    Se c'è un limite, c'è una ragione naturale per cui non c'è la possibilità di superarlo. Se questo limite non non viene considerato...rispettato tutto è possibile allora...neppure la vita, la libertà, la dolcezza della quale è fatto ogni essere umano, di ogni individuo...verrà rispettata.
    Oggi nella nostra società, dove più nessuno è barbaro; poiché tutti si comprendono l'uno con l'altro, succede...ahimè che nel linguaggio del profitto e della competizione, ristagna in un mefitico odore di putrefazione...!

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    Un passo indietro per dare lavoro ai giovani

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    Un passo indietro per capire che I giovani non hanno tempo per le lungaggini burocratici infiniti  dei politici che hanno tirato il freno a mano e inchiodato il mondo.  A vent’anni non si può aspettare che le istituzioni si muovano a passo di tartaruga.

    Un passo indietro per dire basta con i tempi infiniti per la delibera del sindaco che prende una decisione solo dopo aver messo d’accordo le correnti del suo partito, e poi il proprio partito con gli altri della coalizione, e poi tutta la coalizione con i partiti d’opposizione, e poi l’amministrazione comunale con Provincia, Regione e governo nazionale, e poi la politica con gli affari, e poi la massoneria e il salotto e l’economia e la Chiesa e l’altare e il confessionale e la sagrestia e tutta la catena di Santo Antonio.

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    I giovani sono stanchi quando i tempi sono cosi brevi  quando il  palazzinaro, di turno,  che compra un cinema chiuso e deve convincere i politici dell’inutilità di uno spazio culturale a favore di un bel centro commerciale o di un mucchio di appartamenti di lusso perché deve accontentare la gente ricca che ha bisogno di comodi cuscini. Loro, i giovani, pensano più ai  poveracci che vogliono il pane a un euro e cinquanta e cercano un lavoro per riconquistare la dignità…scippata dai corrotti.

    A vent’anni non perdono il  tempo a cantare Bella Ciao, o alle tante commemorazione monotone di questo e di quello con sfilate di politici che partecipano instancabili a spese inutili che fanno aumentare il debito pubblico…mentre la gente muore di fame

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     I giovani sono stanchi dell’assenza di lavoro o di un tetto sotto il quale fare cultura e non vogliono più portare  la cultura o il lavoro sul tetto.  Loro vogliamo creare legami sociali per far rinascere il tessuto popolare di tutti i quartieri e rioni. Vogliono spazi dove la cultura e il lavoro è accessibile e condivisibile a tutti  e non solo un prodotto da acquistare.

    I giovani vogliono credere, sperare, creare obiettivi giusti…e sanno che  bisogna compiere tutti gli atti a loro  disposizione per raggiungerlo …perché a vent’anni non si perde tempo con i confini… Soprattutto se si sta dalla parte giusta…!

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    Ancora...ancora un passo indietro...per

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    L'immagine parla da sola, l'asino il più mite degli animali domestici, come modello per fare un passo indietro e stare tutti meglio.

    Esempi di comuni virtuosi, come Ponte nelle Alpi, di Belluno, dove da anni si supera il 90 per cento di raccolta differenziata, riducendo di oltre il 90 per cento la quantità di rifiuti prodotta.
    Ci sono tanti asini....! Asini dotati di gerle che fanno la raccolta differenziata porta a porta per i vicoli del centro troppo angusti e tortuosi. Il primo a sperimentarlo è stato il Comune di Castelbuono, Palermo. Ancora più recentemente Moltalto Ligure nell’imperiese. Si dirà: piccoli comuni, piccole esperienze, che non possono certo mettere in discussione il fatto che in tutta europa l’incenerimento è unanimemente considerato il metodo più moderno per smaltire i rifiuti.

     E non è più neanche così! Perché proprio dall’oltralpe, il ministro Socialista dell’Ambiente del governo Francese Ségolène Royal, in estate fa ha testualmente dichiarato:

    <<<...Gli inceneritori sono una soluzione obsoleta. Dobbiamo smettere di usarli...!>>>

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    Se metti una tonnellata di rifiuti in un formo inceneritore, una quota (fino a 360 chilogrammi) ti resta in ceneri (da smaltire in discariche di servizio), una quota va in liquidi (per la pulizia degli impianti) e quindi nel ciclo idrico, ed una quota è trattenuta dai filtri. Ed il resto? Non sparisce di certo. Non si distrugge. Semplicemente vola via. Piccole (nano) particelle che prima o poi te le ritrovi nell’insalata oppure nel latte, anche materno.Nanopolveri di dimensioni infinitesimali e nocive che spesso sono composte da cromo, cadmio, nichel, arsenico, mercurio. Tant’è che ormai sono decine gli studi che indicano chiaramente l’incremento di tumori nei pressi degli inceneritori.
    Però, fino a qualche anno fa, chi metteva in discussione il totem dell’inceneritore (o come lo chiamano gli indoratori della pillola, il termovalorizzatore) era considerato un testardo ambientalista del No!
    Oggi per fortuna i tempi sono cambiati, perché ci sono arrivati anche gli asini. Si, anche quegli asini che fanno la raccolta differenziata. In tutto il mondo ci sono esperienze concrete, che funzionano e che mettono in discussione coi fatti il modello “termovalorizzatore”.

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    La legge della conservazione della massa è una legge fisica della meccanica classica, che prende origine dal cosiddetto postulato fondamentale di Lavoisier: «Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma». Non avranno studiato al liceo scientifico e non frequenteranno convegni di fisica, ma loro, gli asini che fanno la raccolta differenziata, la conoscono bene la legge della conservazione della massa.
    Da anni si persegue la strategia rifiuti Zero...poi, come si diceva, ci sono tanti asini, che non la seguoino...per sporchi e meschini interessi...Ci sono, però,  Asini dotati di genle che fanno la raccolta differenziata porta a porta per i vicoli del centro troppo angusti e tortuosi. Il primo a sperimentarlo è stato il Comune di Allora, soluzioni passate. Ed assumiamo asini e persone. Perché con un grande piano nazionale per la raccolta differenziata porta a porta in tutti gli otto mila comuni d’Italia si creerebbero (e in questo caso Lavoisier sarebbe superato) centinaia di migliaia di posti di lavoro. Si chiamerebbe conversione ecologica.