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Seduto su una panchina, ai giardini comunali, Giovanni si godeva quella giornata di sole primaverile. La sua gioia, come pure, quel suo improvvisato desiderio di starsene lì, era dovuto a come aveva trascorso il giorno precedente. Era proprio questo che pensava in quell'istante.

Da tanto tempo non veniva in quel luogo, anni e anni. L'ultimo suo ricordo era riposto con quello di sua figlia, quando era ancora bambina, e solea venire, la domenica mattina, quando dopo la messa e la giornata lo permetteva; sole e l'aria tiepida. Allora portava la piccola alla giostra.

Era molto cambiato quel mondo di natura, pur dentro la città, ti dava la sensazione di essere in campagna. Ricorda che era molto più frequentato da bambini, anziani e giovane coppie che riuscivano sempre a trovarsi un posticino appartato.
Il laghetto popolato da cigni, oche e anatre, rimaneva, ricorda,  la zona più allegra e gioiosa dalle grida dei bambini che coprivano i versi degli animali che lo abitavano. Era quello preferito dalla bambina con la quale si divertiva, per ore, ad buttare pezzetti di biscotti che i cigni, in competizione con le anatre, facevano a gare a chi li prendeva per primo.
Ora il laghetto c'è ancora, ma spopolato da qualsiasi animale, inoltre sporco e abbandonato.

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Aveva trascorso il giorno prima in campagna, vicino la città, da un suo caro e vecchio amico. Era stato invitato più volte, ma aveva detto sempre di no, con una scusa o l'altra, ma senza nessun motivo apparente se non quello di essersi ormai adagiato alla sedentarietà della vita ...e si...diciamolo...anche dell'età.
Da quando era andato in pensione, la sua dinamicità, tenacità di fare sempre qualcosa per mantenersi vivo e attivo erano pian piano scemate, prendendo sempre più vigore...ironia della sorte...la dinamica della pigrizia e il dolce far niente; quello che alla fine porta alla noia. La noia e la sedentarietà a invecchiare più precocemente e a favorire di più la strage dei neuroni, che dopo una certa età, si sa, non si riproducono, ma miseramente muoiono.

Solo adesso, seduto a contatto con la natura, tra il verde e baciato dal sole, ci stava pensando, aveva preso coscienza. Di come era cambiato, di quante buone abitudini aveva barattato con altre che   lo avevano fatto invecchiare precocemente.
Ieri, quella giornata, trascorsa interamente in campagna, all'aria aperta e profumata dai prati in festa e dai mille colori, era stata fatidica, miracolosa, gli aveva fatto maturare la coscienza del suo essere, del suo stato. Gli aveva dato tanta energia, gioia di vivere e di respirare a pieni polmoni, come lo faceva da ragazzo quando con i compagni faceva i pic nic in campagna. Allora a petto nudo e un fiore, serrato tra le labbra, si buttava supino sull'erba fresca a guardare il cielo terzo per ore.
Ci pensava tanto e con tanta attenzione e serenità. 

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Con il pensiero ripercorreva quella giornata con tanto piacere, riconoscendo, commosso, le care attenzioni dell'amico, i suoi consigli, la sua disponibilità, i suoi racconti di quel posto magnificamente naturale, ricco di vegetazione intatta, dei suoi progetti, di quanto aveva fatto sino ad ora e di tutti i progetti futuri da realizzare...e gli raccontava, raccontava con fervore e entusiasmo come un ragazzo, un giovane. Pieno di valori con tanta voglia di vivere e quella curiosità di scoprire giorno dopo giorno il domani. Il nuovo giorno, il domani...pieno di speranze. Riconosceva nell'amico quella operosità instancabile e tenacia che lo era stata sin da giovane e che lui avevano condivisa per tanto tempo, per lunghi anni...loro la loro generazione si erano cresciuti con questa interezza di vita, quella voglia di crescere e di progredire.

Adesso, solo, seduto su quella panchina pubblica, come ai vecchi tempi, si confrontava bonariamente e come sempre con il suo amico. Pensava:
<<...ha  solo pochi anni meno di me, ma ne dimostrava ancora di meno...>>.
Certamente non poteva dire o pensare lo stesso di se...! 

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Fu in quel preciso attimo che un brivido gli attraversò tutta la schiena, quasi da sudare freddo. Ebbe un lampo, una folgorazione di pensieri veloci e intensi...un'immagine gli appari davanti i suoi occhi
Dopo un attimo di silenzio interiore...riconosceva quanto aveva sbagliato, di quanti anni aveva trascorso miseramente...lasciandosi precocemente invecchiare.

Capi il vero senso delle parole del suo vecchio amico, quando lo invitava ad andare da lui e gli diceva:
<<Dai vieni, anche per poche ore, vedrai come si sta bene, ti caricherai di sana energia, sentirai la vita, il sangue che ti scorre nelle le vene come ai vecchi tempi. Scoprirai la differenza tra la vita che stai conducendo e quella che potresti condurre...>>. E continuava:
<< ...Giovanni...! Non è l'età che ti invecchia. L'età non invecchia a nessuno. Siamo noi, i nostri pensieri, la nostra mente che ci invecchia...le malsane abitudini che prendiamo...>>
Eccomi si diceva Giovanni tra di se; l'ho scoperto, con amarezza...ma l'ho capito. Adesso capiva anche il motivo perché in quell'istante si trovava lì, alla villa comunale, inconsciamente si era portato lì, per riassaporare la giornata di ieri che gli aveva fatto molto bene. Capi che voleva vivere, aveva voglia di vivere la vita a pieni polmoni. Per questo motivo si era portato lì, alla villa comunale. Il posto più vicino, di casa sua, dove c'era la natura, il verde, la vera energia pulita della vita.

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Lo aveva fatto uscire da abitudini e schemi che inesorabilmente lo conducevano alla noia...a una vecchiaia molto precoce.

Allora mentalmente ripercorreva le sue giornate, piatte e sempre monotone, uguali tanto da confondere un giorno con un altro, se non, e solo, per le condizioni climatiche: piove o c'è sole. Senza colori, imprevisti, cambiamenti che riescono a stimolare la vita che c'è dentro di te. A distinguere il tempo che si vive, con azioni e fatti ognuno diverso dall'altro e riesce ad arricchirti con la diversità. Non a stare sempre fermi, seduti passivamente dietro la TV e a guardare sempre l'orologio per scandire sempre le stesse azioni: l'ora di alzarmi dal letto, del caffè, del postino, del pranzo, della cena e di altre banalità assurde che si ripetono schematicamente giorno dopo giorno.
Una continua abitudine che diventa sempre più piatta; dove non succede niente di nuovo...non succede niente che ti riconosce che sei in vita.
E' come la morte...dove nulla può più accadere.

Cosi, questi pensieri pian piano lo riportarono a quello che fu la sua vita, il suo carattere, il suo modo di pensare, il suo dinamismo. Lì mise a confronto alla vita che stava conducendo e questo gli     procurò una certa palpitazione disaggio, rabbia. 

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Questa agitazione fu tale che lo riporto coscientemente alla realtà e istintivamente si guardo intorno attento che nessuno avesse notato quell'attimo di smarrimento.
Si accorse allora che, di fronte alla sua panchina, stava seduto un uomo. Era lì fermo, rigido, non muoveva un solo muscolo, e con lo sguardo fisso sull'ignoto.
Appariva, assente, immerso nei suoi pensieri, disattento al verde che lo circondava, alla pace che in quel luogo si respirava...alle bellezze della vita. Guardandolo più attentamente, lesse quanto fosse deluso, amareggiato. Quell'espressione tipica dell'artista, che dopo tanto tempo dedicato, con passione, alla creazione della sua opera...nel vederla finita...non la sente sua...creata con sue mani, ma qualcosa di estranea...che non piace.
La sua età giovane, di circa trenta anni, ma come se sentisse in lui un prodotto scaduto o in imminente scadenza. Nostalgico e deluso, senza speranze, era tutto ciò che esprimeva il suo sguardo, il suo corpo...le sue spalle. Fissava davanti a se un orizzonte desolante, vuoto e ancora qualcosa di più:

 

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quando si è scontenti si cerca di pescare nel passato... nel tentativo di  voltarsi indietro, per scoprire tutto ciò che c'era di buono, che c'è stato di positivo. Allora quando ci si accorge che sembra impossibile vederlo...tutto diventa più nero. 

<<...Una miscela di sentimenti che ho visto di frequenti nei ragazzi, molto pericolosa e dannosa che occorrerebbe liberarsene subito con una qualsiasi forma di attività...>> pensava Giovanni osservando quel giovane davanti a se, e aggiungendo questa volta con un sussurro pino di rabbia: <<...saprei io a chi rivolgermi...a quelli che pensano e decidono...e rovinano i giovani, la società, perché alla fine pensano solo a se stessi...!>>. E' molto triste, da giovani, sentirsi dei prodotti scaduti...alla fine pensò. A questo punto a Giovanni gli ritorno in mente, il brivido che aveva provato prima nel riconoscere la vita che stava conducendo e quanto questa riflessione lo aveva fatto riportare nel passato...nel tempo della sua giovinezza con tanta nostalgia, ma che gli aveva ricordato cose belle. I suoi ricordi erano pieni di valori con tanta voglia di vivere, quella curiosità di scoprire e vedere il nuovo giorno pieno di speranze. Amore e orgoglio per la propria patria, quel senso irrefrenabile di fare e misurarsi con nuove esperienze, con i rischi perché consapevoli di non esserne immuni. Quella operosità instancabile e tenacia che non spariva mai; tipicamente italiana. Quindi confrontava la sua vita con quella di quel giovane e pensava che, i nostri giovani quando saranno anziani non potranno neanche pescare nel passato per trovare un conforto una bellezza... Come l'aveva fatto lui, e gli è servito per confortarsi e dargli una spinta a cambiare abitudini e imitare il suo amico...continuare ad agire e fare come nel passato.

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